photos
Finì la guerra.
Da allora io vado e vengo per il mondo, quasi senza meta. Ma a Venezia ci torno sempre. Cammino per le sue calli, attraverso i canali, mi fermo sui ponti e osservo che sulle rive non ci sono più i granchi che al pomeriggio se ne stavano pigramente a prendere il sole. Non ci sono più da tanti anni. Cerco i posti di quando ero bambino ma molte volte non li riconosco. La scala matta non c’è più e non più neppure la signora Bora Levi. Le finestre della sua casa sono murate, la fisionomia del luogo è cambiata. Quando chiedo non mi sanno rispondere. Gente giovane che non sa, oppure qualche vecchio che non vuole ricordare.
Un giorno, il nome della vecchia signora ebrea che mi dava il confetto e la cioccolata bollente l’ho ritrovato inciso sopra una lastra di marmo vicino al portone dell’antica Schola Espanola assieme a quelli degli altri ebrei deportati e non più tornati dall’ultima guerra. Non sono molti questi nomi, perché Venezia nascose i suoi ebrei.
Li nascose nelle sue “Corti Sconte” dette “Arcane”.
Corti celate ancora oggi dietro muri gelosi, con numeri civici che si reinventano quando qualche profano guarda troppo a lungo. Rimangono i nomi vetusti e sbiaditi, scritti su grandi rettangoli bianchi bordati di nero come cartoncini funerari, e i gatti soriani che sembrano suggerire, quasi come un indovinello, che tutto là è come una volta. Bisogna voler trovare. E forse si può trovare appena oltre il Ponte Ebreo, quando si entra nelle osterie, dove si gioca ancora con le vecchie carte arabe, la Saracena, la Maomettana, oppure la Bella Giudea. Giochi di Oriente e spagnoli. Gli ebrei marrani avevano le loro carte e le vecchie chiavi delle case spagnole sugli stipiti delle porte veneziane. Quasi una promessa di ritorno alla diaspora voluta dall’inquisizione spagnola.
Anche a casa mia c’era una chiave spagnola toledana: mia nonna me l’aveva lasciata in eredità insieme al suo ironico fatalismo e a un mazzo di carte arabe che sicuramente sono magiche.
Sulla Fondamenta che va verso la Madonna dell’Orto e San Marsilian c’è un palazzo con una croce teutonica, una rosa e un cammello di pietra. Forse a molti queste cose scolpite non suggeriranno niente, ma se si è veneziani nel cuore, allora si capisce subito che dietro un simbolo teutonico ci sarà qualcosa di misterioso e una rosa attorcigliata attorno alla croce complicherà ancor più l’enigma. L’aggiunta del cammello poi, sedurrà definitivamente l’animo intrigante di un veneziano.
Hugo Pratt


è un semplice profilo di un uomo sulla settantina, così senz'altro penserete... ma quest' uomo, e dico quest' uomo e non un altro, che in tutte le frasche e bocciofile del nord-est è conosciuto come Genio, in questo momento in cui è immortalato, si sta gustando un' immensa portata di cozze... e lui spavaldo, chi c'era lo sa, è entrato al ristorante e ha esordito dicendo "MI SON GENIO... GAVE' COSSE?" e alla non propriamente pronta risposta del cameriere che ben conosce il soggetto con cui si trova ad aver a che fare "cozze?! certamente signor Genio, ce le abbiamo qui e la stavano aspettando per essere mangiate soltanto da lei!" eccolo sfoderare in tutta la sua magnificenza il suo cavallo di battaglia " EH....... OSTIE!!! "